C'era una volta
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I Conigli (Sermone al signor Duca de La Rochefoucauld)  

 
In molti casi, quando l'Uomo io veggio comportarsi da bestia ed anche peggio, io dico dentro me: - Dei sudditi non è migliore il re. Forse ha voluto infondere Natura in ogni creatura un elemento rozzo, in cui lo spirito rinchiuso in material e dura scorza, attinge la sua forza -.

Nel momento propizio, ossia nell'ora che il sol coi raggi d'oro fa ritorno nell'umido soggiorno, ovvero allor che svegliasi l'aurora e sbadiglia la notte in braccio al giorno, d'un bel boschetto sull'estremo lembo e d'una pianta in vetta novello Giove, delle foglie in grembo, lancio a qualche Coniglio una saetta.

Allo scoppiar del fulmine i Conigli adunati alla pastura alzan gli orecchi e l'occhio vivo girano per tutta la pianura, poi lascian l'erba e fuggono dal fresco timo odoroso che profuma il desco.

Tutta la banda fugge e per paura nella città sotterra ricovera e si serra: se non che poco dura il timor della morte ed il sospetto, e vedi poi da cento luoghi in giro ad un ad un tornare anche al banchetto allegri come prima e ancora a tiro.

Così nelle disgrazie anche gli uomini fanno. Appena il porto toccano ed escono d'affanno ancora si abbandonano al vento, all'uragano, veri conigli, ed a fortuna in mano.

Vediamo, amico, un altro assai più semplice incontro, intendo i Cani, che sono per gli umani un buon esempio. Se un Can per una strada nuova si perde, vedi la masnada degli altri cani tutti del dintorno urlar, gridar e morderlo e accompagnarlo fuori del paese con questa bella musica cortese.

Nei cani è gola, è invidia; ma veggo che anche agli uomini sovente un buon affare, un'ambizion di gloria, siccome ai cani fa aguzzare il dente. E non fan magistrati e cortigiani e deputati e gente pronta a tutto cose tali che indegne son dei cani? E tutti, se vogliam esser sinceri, al nostro concorrente non caveremmo gli occhi volentieri? Lo stesso puoi ripetere d'ogni donna galante e dei poeti.

Malanno a chi vien ultimo! Anche se il ventre è pieno e soddisfatto, si vuol essere in pochi intorno al piatto.

Amico mio, di cento e di duecento esempi ancor potrei confortar questo bel ragionamento, ma l'opere più corte son le più belle, e coi modelli miei gran maestri dell'arte io cerco andare, che in ogni scritto vogliono che resti qualche cosa da pensare.

Tronco adunque il discorso, in cui se alcuna verità collocai, la deggio a Voi, del quale è la grandezza al mondo nota e al qual la più modesta lode fa di pudor tinger la gota.

Voi non volete che il bel nome in questa leggenda io scriva o che l'invochi almeno contro i danni del tempo ed il veleno degl'invidiosi critici: ma il nome vostro va immortale e grande non sol di Francia fra i più chiari eroi, ma bello anche si spande per tutto l'universo.

Or sappia il mondo che mi vien da Voi il tema a cui s'ispira oggi il mio verso.